Sono stata gentilmente e bonariamente rimproverata di scrivere di rado (e, principalmente, per me). Ringrazio l’autrice del commento, l’ho accolto con piacere e con attenzione.
Sì, è vero: scrivo di rado, e in larga parte scrivo per me. Non è qualcosa che faccio per scelta deliberata o per tenere le distanze, ma il modo in cui la scrittura, semplicemente, accade nella mia vita.
Per me scrivere non è un gesto continuo, né un appuntamento regolare. È qualcosa che arriva quando ciò che penso o sento ha trovato una forma che non mi sembra forzata. Prima di quel momento, preferisco restare in silenzio. Non per mancanza di cose da dire, ma perché non tutto ciò che mi attraversa ha bisogno di essere messo subito in parole, e tantomeno pubblicato.
Non concepisco questi miei spazi – il blog, Facebook – come un diario, né come un luogo di dialogo costante. È più simile a una raccolta di appunti interiori che, ogni tanto, sento di poter lasciare visibili. Non perché debbano essere letti, ma perché per me hanno raggiunto una sorta di quiete, di chiarezza sufficiente per essere condivisa senza snaturarla.
Un po’ come accade con la musica che mi colpisce davvero: non la ascolto in modo compulsivo, non la inseguo, ma quando arriva so riconoscerla e le concedo attenzione. La scrittura funziona allo stesso modo. Quello che scrivo segue quel ritmo, che è irregolare, intermittente, ma per me sincero.
Capisco che da fuori possa sembrare una presenza rada, forse anche un po’ defilata.
Per me, però, è l’unico modo che conosco per restare fedele a ciò che scrivo, senza trasformarlo in produzione o in abitudine.
E, comunque, ringrazio sinceramente chi passa di qui e si ferma anche un attimo a leggere, anche quando il silenzio dura un po’ di più.
L’immagine è di Negative Space da Pexel con licenza CC0
